Dal Genius Loci al Simulacro.

I Lari, dal latino "lares" ovvero "focolare" e dall'etrusco "lar" ovvero "padre", nella tradizione religiosa romana rappresentano gli spiriti degli antenati defunti, protettori della famiglia e del focolare domestico. Un’altra definizione è quella di Genius Loci, nume tutelare del luogo, protettore del singolo e in seguito principio vitale in grado di elevare l'uomo al sovrasensibile. Il genio altro non è che il daimon della cultura filosofica, una sorta di coscienza ritrovata quale autentica natura dell'animo umano. Le visioni oniriche dei disegni di Stefano Grilli che, a detta dello stesso autore, sin dall'infanzia hanno abitato i suoi sogni, ambientati nel luogo della casa natìa, possono leggersi come i demoni attraverso cui si accede alla realizzazione di se’, e, in chiave meno mitologica, come i fantasmi lacaniani che se da un lato proteggono dal reale impossibile da figurarsi, perchè traumatico, dall'altro lo rendono percepibile perchè caricato di senso. Ma il carattere della "ripetizione ossessiva" delle figure ci porta piuttosto all'idea di "riproduzione del fantasma", quindi di una realtà inesistente, e al concetto di simulacro klossowskiano, abitato da forze irriducibili perché non ancora falsificate dall'identità. Nel suo rapporto di simulazione con il reale, il simulacro preserva il fondo impulsionale che non può che esprimersi attraverso le interruzioni di significato del codice linguistico quotidiano. Esso stesso è un segno che rimanda alle forze pulsionali nella loro immediatezza e molteplicità e in virtù delle quali l'identità è puro contenuto esperienziale ed emotivo continuamente rinnovato, mai definito; soggetto al posto dell'io che impedisce al pensiero di imporsi come strumento di dominio.

Laura Spina